INVESTIRE IN DIAMANTI? DECISAMENTE NO, NON E’ STATO UN BUON AFFARE

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Con sentenza del 15 gennaio 2019, il Tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento della IDB SPA, già pesantemente sanzionata – nel 2017 – dall’Antitrust per pratiche commerciali scorrette nei confronti di un considerevole numero di risparmiatori, che avevano acquistato, presso le filiali di alcune Banche italiane, diamanti a scopo investimento: i risultati economici, infatti, si sono rivelati tutt’altro che in linea con le aspettative, con significative perdite del valore delle pietre.

A partire dal 2011 i diamantierano stati presentati come beni rifugio, sembravano apparentemente un investimento sicuro e redditizio. A molti risparmiatori piccoli e grandi era apparso un buon affare. Le troppe incognite, un circuito chiuso fuori dal mercato, le quotazioni non ufficiali erano offuscate da materiali rassicuranti e invitanti. La notizia di questi giorni – il fallimento della IDB S.p.A. – apre uno scenario in cui è importante agire con tempestività per ottenere la restituzione delle pietre e, ricorrendo i presupposti, anche un risarcimento dei danni.

Negli ultimi anni, i contenziosi aperti sono stati numerosi, ma la notizia dell’ultim’ora preoccupa ulteriormente: in questi giorni (15 gennaio 2019), il Tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento di I.D.B. (Intermarket Diamond Business S.p.a.), la società che vendeva diamanti attraverso gli sportelli di alcune note Banche italiane.

Adesso i clienti dovranno agire per la rivendica della proprietà dei diamanti (qualora lasciati in custodia al gestore) e per fare valere le proprie ragioni, entro il prossimo 8 marzo 2019, ferma restando la possibilità di contestare, in via ordinaria, eventuali condotte illegittime anche alle Banche coinvolte, chiedendo un risarcimento dei relativi danni.

Riassumiamo il caso: la vicenda inizia intorno al 2011, momento in cui le principali Banche italiane avevano fatto accordi commerciali con alcune società attive nella vendita di diamanti.

Ai risparmiatori venivano presentati materiali informativi raffiguranti “quotazioni” pubblicate periodicamente su un quotidiano economico, che in realtà corrispondevano ai prezzi di volta in volta determinati dalla stessa società venditrice IDB. Tutta da valutare, invece, la disponibilità delle aziende a riacquistare le pietre, anche perché un vero e proprio mercato regolamentato non esiste.

Nell’ottobre 2017, l’Antitrust – proprio mettendo in luce tali “particolari” dinamiche di vendita – ha multato pesantemente le società venditrici dei diamanti e alcune Banche per pratiche commerciali scorrette: le sanzioni sono state confermate, a novembre del 2018, anche dal TAR del Lazio.

Oggi – in attesa di eventuali nuove pronunce in appello – il fallimento complica lo scenario già difficile. Parole d’ordine: tempestività e competenza.

Avv. Massimiliano Cesali e Avv. Antonino La Lumia

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